L’autobiografia visuale
immagini e parole nelle narrazioni di sé
DOI:
https://doi.org/10.4454/graphos.165Parole chiave:
visual autobiography, narrative pedagogy, multimodal workshopAbstract
La pratica autobiografica rappresenta uno strumento pedagogico e formativo, poiché la rilettura della propria storia, a partire dal presente, consente una risignificazione e una nuova interpretazione con uno sguardo rivolto al futuro e alla trasformazione.
Nelle pratiche di autobiografia formativa il medium prevalente è quello del linguaggio verbale, mentre il linguaggio visivo è spesso considerato un semplice strumento di sollecitazione della scrittura.
Con il presente contributo si sostiene che nell’autobiografia visuale lo spazio di significato si realizza nell’interazione di più linguaggi.
Partendo da un inquadramento teorico sull’autobiografia visuale e sulle teorie della mediazione educativa, si analizzano alcune produzioni in cui la pratica autobiografica nasce dall’intreccio di diversi medium visivi e testuali.
In particolare, si analizzano “Romanzo di figure”, testo foto-autobiografico di Lalla Romano, e “Pucelle”, graphic autobiography di Florence Duprè la Tour.
Nell’interazione dei linguaggi avvengono processi di simbolizzazione, distanziamento e attivazione della memoria, configurabili come dispositivi utili e trasferibili anche in ambito pedagogico, capaci di attivare processi metacognitivi e trasformativi nelle pratiche autobiografiche.
L’ipotesi è che tale interazione sia strutturale: il significato autobiografico emerge nello spazio intermedio tra parola e immagine.
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